sabato 30 gennaio 2010

La battaglia dei tre Regni - Recensione



Il primo ministro Cho Cho costringe l'imperatore a muovere guerra contro i regni del Sud. Tuttavia questi riescono a trovare un accordo e ad unirsi per fornteggiare le immense armate del primo ministro.
La storia prosegue lineare ma affascinante con una coralità di personaggi che contribuiscono a formare un corpus solido come base per l'impresa che i nostri meridionali eroi  si apprestano compiere.
Tattiche astute, strategie ardite, conoscenza del territorio e del clima, coraggio e abilità individuali nonché lealtà  diffusa verso la propria patria contribuiranno a fermare l'invasore presso le Scogliere Rosse.

Le scende delle battaglie sono molto dinamiche e piene d'azione come da vocazione del regista, ma in questo film si riesce ad intravvedere anche qualche tocco di cultura orientale.
Piacevole


giovedì 21 gennaio 2010

AVATAR - Recensione


Questo film era atteso da parecchi anni e non solo in ragione del fatto che l'ultmo film di questo regista è stato nelle sale quattordici anni fa, ma anche grazie al tamtam di notizie e indiscrezioni che ad arte sono state fatte trapelare al grande pubblico.
in definitiva questo film mi è piaciuto ma con alcune precisazioni.

La prima e più importante a mio avviso risiede nella banalità della storia. Purtroppo sapeva di già visto e masticato: il protagonista che si ravvede e dice "Ora è tutto diverso, ora ti amo!" è molto vintage (nel senso di usurata), il mito del buon selvaggio, l'invidia della seconda scelta e soprattutto il tema dell'eletto vero e proprio deus ex machina motore della vicenda smorzano l'entusiasmo per questo film.

La seconda forse è personale: tra le varie comunicazioni arrivate a noi miseri spettatori putativi vi era l'affermazione che in dieci anni di rimaneggiamenti gli autori, tra cui in primis il regista Cameron, erano riusciti a creare un ambiente percepibile come alieno eppure coerente con se stesso e credibile. Ebbene a parte un po' di luminescenza notturna e le sei zampe comuni a tutti gli animali, io ho visto poco di davvero alieno degno di dieci anni di ricerca di idee.

Ma sicuramente punto di forza di Cameron è saper raccontare una storia e sapere coinvolgere lo spettatore. E di questo beneficia ottimamente il film.
Inoltre il 3D è un ulteriore spinta poiché rende bene le vicende aeree er arboree.

In definitiva non è un capolavoro ma un prodotto ottimo che vale al pena vedere.


mercoledì 13 gennaio 2010

Piovono polpette - Recensione



Un divertente film dalla morale scontata ma con molte trovate simpatiche che più di una risata è riuscito a suscitare.
Flint è il classico secchione geniale e pasticcione che ovvimente gode di pessima reputazione tra i suoi isolani. L'isola su cui abita, nelle cartine topografiche solitamente nascosta dalla "A" di Atlantico era, una volta, la principale produttrice di sardine.
Ora l'isola ha problemi in ragione del fatto che nessunno vuole più le sardine e Flint cerca di rimediare a questa situazione con la genialità e la goffaggine che lo rendono unico.
Il film ripeto è divertente alcune trovate narrative originali, personaggi secondari spassosi e un taglio alla narrazione divertito lo rendono a mio avviso consigliabile.

giovedì 19 novembre 2009

Nemico pubblico - Recensione



Sento la necessità di esprimere la sensazione di sgradevolezza che la visione di questo film mi ha suscitato. So di molte lodi tessute circa questo film che narra la storia di Dillinger il famoso criminale americano, dall'apice al suo epilogo. Tuttavia non riesco a trovare nulla cui dare il mio plasuo in questa opera se non un leggero risollevarsi della stessa, solo a causa dell bravura di Deep, nel finale.

In ragione del fatto che è una storia vera non è possibile criticare la trama abbastanza prevedibile ma sicuramente non è un punto di forza del film. Ma inoltre non è possibile tacere il fatto che i dialoghi siano al limite del caricaturale se non oltre.
Inoltre se Deep è credibile nell'interpretare il cirminale che cerca di vivere all'insegna del tutto e subito, Christian Bale, che interpreta il poliziotto federale, antagonista di Dillinger è pressoché ridicolo nella sua totale inespressività. Di lui è più esprsesiva anche maschera di Batman anche se lasciata su una polverosa mensola in cantina.  E non viene aiutato neanche dalla Cotillard donna di cui si innamora il gangster. Anch'essa non degna di nota neanche nel suo mostrare il suo rotondo mento a patata.

Anche la regia ha inserti fastidiosi di telecamera a mano della durata di qualche secondo e hanno la straordinaria facolta di rendere sgradevole anche la visione di qualche scena un po' movimentata.

I temi AMORE, MORTE, VITA alla fine viengono relegati al ruolo di deus ex machina per risollevare un finale altrimenti tristemente prevedibile  Il tutto comunque solo con l'aiuto di un grande del cinema come Clark Gable.

Un film che mi ha trasmesso poco se non disappunto per averlo scelto.


giovedì 12 novembre 2009

Parnassus l'Uomo Che Voleva Ingannare Il Diavolo - Recensione



Terry Gilliam ha una capacità immensa di ricreare visivamente un mondo "altro". Tanto che il mondo figlio della sua immaginazione prende piano piano corpo e sostanza fino quasi a diventare un figlio e a sfuggire di mano al suo creatore quasi il regista stesso fosse un novello Frankenstein e i suoi film una volta completati fossero creature autonome.

Allo stesso modo in questo film si giunge alla fine con un senso di straniamento non interamente conducibile alla creatività immaginifica del regista, ma direttamente imputabile alla storia. Come un padre cerca indirizzare il figlio verso una strada che reputa opportuna ma che si scontra con la volontà o cocciutaggine del figlio, così anche questo film ha il sapore di un bersaglio mancato. Ma ciò di per sè non è negativo.

Infatti la distanza dal bersaglio come si potrebbe intendere dalle premesse della narrazione, sebbene sia forse parzialmente riconducibile alla prematura morte di uno dei protagonisti, evento che ha costretto il regista a porre rimedio scritturando altre tre attori, sembra anche voluta.

Il film, riecheggiando Goethe e il suo faust, narra di Parnassus, un monaco che ricevette dal diavolo, chiamato Mr. Nick, l'immortalità. Tuttavia per vicende varie, l'anima di sua figlia al compimento del sedicesimo compleanno dovrà essere di propiretà di quest'ultmo.

Parnassus vive in una specie di carrozza trainata da cavalli molto pittoresca in stile gitano - corte dei mircoli e mette in scena un suo spettacolo con l'aiuto della figlia, di un nano e di un altro attore. Lo spettacolo un po' sgangherato ruota attorno ad uno specchio attraversato il quale si entra in un mondo dominato dalla fantasia e dall'immaginazione. Una notte la figlia di Parnassus salva Tony, un uomo impiccato sotto un ponte. Parnassus decide, tra gelosie e difficoltà di affidarsi a Tony nel tentativo di riconquistare al diavolo l'anima della figlia.

Lo specchio con una fessura longitudinale, quasi indicando il pittore Fontana, è la porta del mondo dell'immaginario. E' proprio l'apertura verso un'altra dimensione.
Tuttavia l'uomo ovunque vada, perfino in un mondo chenon esiste "normalmente" porta con sé l'inquitudine e l'anelito di salvezza, ma soprattutto percepisce sempre la necessità in primis pratica; ma anche morale ed etica di compiere delle scelte che volente o nolente lo condizioneranno per il futuro.

Forse proprio questa sensazione di sospensione, di tensione verso uno scopo ( tema proprio del primo incontro tra Parnassus e Mr. Nick ) è ciò che Terry Gillim voleva trasmettere; è il segno dell'artista che con i suoi artifizi facendoci credere di aver mancato il bersaglio raggiunge un bersaglio ancora più profondo, non raccontando semplicemente quanto esposto ma facendocelo provare per vie traverse.

In poche parole non mi aspettavo quanto credo (ribadisco credo) di aver capito del film, sicché non mi ha entusismato, ma provo ammirazione per le capacità che sempre emergono del regista.

mercoledì 4 novembre 2009

Fuga impossibile - Recensione



Ramon Espejo è un minatore sudamericano che per sopravvivere ha accettato di trasferirsi su un nuovo pianeta per svolgere il faticoso lavoro di ricercatore minerario su direttive di alieni traslucidi. Qui Ramon svolge la sua vita dissoluta fatta di orgoglio indios, rabbia repressa e violenza palese.
Una sera sfortunata, spinto dall'abitudine nell'assecondare i propri istinti, Ramon si trova ad uccidere uno straniero e pertanto è costretto a fuggire. Coglie l'occasione per andare il più lontano possbile in una zona ancora non esplorata sperando di trovare una vena mineraria che possa farlo ricco.
Qui nella solitudine trava un po' di pace e calma ma soprattutto si rende conto da cosa non può fuggire.

Il libro è interessante e presenta una esposizione asciutta e abbastanza essenziale sebbene riesca ad essere sempre puntuale nel rappresentare paure, speranze rabbie e violenze del protagonista.
Un libro, forse anche grazie alla sua lnghezza non eccessiva, che con una freschezza gratificante tocca gli argomenti classici come l'identità, lo scopo e l'altro.
Leggibile



giovedì 22 ottobre 2009

Bastardi senza gloria - Recensione



Quentin Tarantino confeziona un film di guerra, spionaggio e vendetta utilizzando poche scene d'azione, ma intessendo una trama densa con dialoghi efficacissimi, pungenti e pieni di tensione e suspance.
La vicenda si svolge in Francia durante l'occupazione tedesca e ha vari protagonisti a causa delle classiche storie parallele che solo verso il finale si intrecciano in perfetto stile Tarantino.

I dialoghi sono curatissimi e sempre creano l'atmosfera giusta mostrandosi fondamentali per la prosecuzione del film e la conduzione delle emozioni dello spettatore verso il climax finale.
Mirabile, oltre alla bellezza di Diane Kruger, l'abilità di Christoph Waltz che interpreta il Colonnello delle SS Hans Landa con un misto di acume, crudeltà, perspicacia, ottusità, educazione e decoro stupefacientemente credibili.

Il film mostra i molti lati emergenti nell'uomo durante periodi difficili o travagliati, sottolineando a volte la crudeltà (qualche scena esplicita), altre la vendetta, altre semplicemente la voglia di agire, la vanagloria, la speranza di gioire.

Il film non è assolutamente un film storico giacché volutamente prende sentieri altri rispetto al dato reale, ma la vicenda è solo un pretesto per raccontare ( e raccontare bene ) cosa poteva succedere in situazioni analoghe con quei protagonisti.

Ciò non mi ha disturbato affatto né mi ha fatto sorgere dubbi sulle intenzioni eventualmentee politiche della produzione ma anzi rende più libero a mio avviso il regista di analizzare e raccontare senza paura di sporcare i ricordi e sentimenti altrui.
Consigliato

sabato 17 ottobre 2009

UP - Recensione



Un bambino timido, grande ammiratore dell'eroe esploratore del tempo, conosce una sua coetanea, anche lei aspirante esploratrice, molto più dimanica di lui. Da questo incontro nasce una storia d'amore. E per questo amore il nostro vecchiettino in pensione, rimasto oramai solo e messo alle strette da operatori immobiliari, cambia atteggiamento e decide di realizzare il sogno del loro matrimonio: abitare sulle favolose Cascate Paradiso.
Per questo organizza casa e utilizzando i suoi strumenti di lavoro fa volare la sua abitazione.
Ma in questo volo si intromette un bimbo aspirante giovanemarmotta-esploratore con il desiderio di aiutare una persona anziana a fare qualcosa.

Da queste premesse si sviluppa una storia dinamica piena di azione, esilarante e coinvolgente, con buoni sentimenti espressi con poesia e grazia.
Un bellissimo cartone con tormentoni e personaggi simpatici, cani parlanti mediante collari tecnologici e uccelli giganti in tecnicolor.

Una bellissima esperienza che mette giustamente in luce le conseguenze di una verità negata e l'enorme forza di un amore sincero.
Consigliatissimo


giovedì 1 ottobre 2009

District 9 - Recensione


District 9 è un film di fantascienza abbastanza originale. Gli alieni, infatti, non si palesano nelle classiche metropoli ma in Sud Africa. Il motivo per cui si manifestano sopra Johannesburg  rimane un mistero ma quello che si scopre presto è che non sono in grado di ripartire e che sono allo stremo delle forze.
La situazione viene gestita dapprima come una emergenza sanitaria-"umanitaria", successivamente col passare degli anni (venti), come se gli alieni fossero immigrati clandestini con tanto di distretto (ghetto) a loro dedicato.

In questa situazione di totale inibizione (anche per genereare dei piccoli gli alieni sono costretti ad ottenere un permesso speciale) vi è un degrado degli ospiti tanto che quasi tutti perdono il senso delle gerarchie e relazioni sociali anche tra di loro, vengono anche spregiativamente chiamati "gamberoni",  nonché attribuito loro ogni sorta di potere negativo.
Anche il fatto di avere tradizioni e gusti diversi, che ad esempio li porta a desiderare  ossessivamente il cibo per gatti, contribuisce a farli considerare delle cose da organizzare e gestire.
In tutto questo la ricerca sulla tecnologia extraterrestre ha la propria influenza.

Sicché a causa del loro aumento di numero l'agenzia deputata al controllo dei "non umani" su pressione politica decide di spostarli da quella che è diventata una baraccopoli in mano alla criminalità umana verso una nuova destinazione più controllabile.
Il protagonista umano della storia è appunto il responsabile dello sfratto di un milione e mezzo di "non umani".

La vicenda permette quindi uno scambio di ruoli anche se non totale tra i protagonisti e questo alternarsi di punti di vista crea un interessante luce nuova su problemi classici della diversità e dell'uguaglianza nonché della possibilità di quest'ultima.

Il film dapprima è girato come documentario dello sfratto dei gamberoni, quindi con telecamera a mano, durante le operazioni al distretto 9, poi però anche se il documentario prende un altro percorso e altri protagonisti rimane ugualemente con lo stesso sitle. Ciò mi ha causato una visione sofferente del film alla ricerca di un punto stabile dello schermo su cui mettere a fuoco le immagini.

Nonostante non riservi clamorosi colpi di scena è piacevole e fresco anche se in alcune inquadrature alcuni particolari risultano un po' pesanti per i delicati di stomaco.
Ovviamente non posso dire di più sulla trama ma solo che mi è moderatamente piaciuto.


domenica 13 settembre 2009

La città dei poeti - Recensione


La città dei poeti è il primo di una quedrilogia ad opera di Daniel Abraham.
L'idea da cui parte è molto originale: gli "andat" sono una sorta di dei che possono fare ogni cosa; tuttavia per riuscire a utilizzarli un un modo profiquo occorre incanalarli, cristallizzarli attraverso la poesia che è sostanza e forma al tempo stesso.
Sicché i poeti, coloro che hanno questo potere-conoscenza sono molto importanti all'nterno della società e i commerci, in ragione delle abilità degli andat, cosi si trovano concentrati in poche città.

Quasi tutta la storia si muove nei bassifondi, per ora, di una delle principali città commerciali e i protagonisti sembrano persone abbastanza comuni con proprie aspirazione e desideri comuni, ma è proprio questa normalità su uno sfondo così "mistico" in cui si può essere a contatto con gli dei, che a loro volta non sono inarrivabili, che dà sale e sapore alla storia.
Per la verità la storia non è l'emblema del nuovo e del mai visto, ma è molto piacevole e permette di seguirla con gusto anche laddove è prevedibile; ma il fatto di sapere che dopo la pietanza che si sta mangiando ci sia il dolce non toglie il piacere né alla prima né al secondo.

Il libro è piacevole e in alcuni tratti molto intrigante, speriamo nel proseguio.
Cautamente consigliato.