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lunedì 19 maggio 2008

Arte?

Talvolta ci si trova difronte a opere che vengono definite artistiche, di gran pregio, o mirabili, ecc.
Purtroppo però io in certe occasioni vedo soltanto ruote di biciclette dentro muri sospesi o secchiate di colore su stoffe improbabili, ecc.
Ma solo raramente percepisco qualche emozione o significato che dall'opera riesce a colpirmi, a toccarmi o almeno a sfiorarmi.
Mi avevano detto che l'arte è un linguaggio universale un po' come la musica che tutti accoglie, raccoglie e distoglie dalle brutture intorno oppure le veicola rendendole più efficaci e più vere e presenti in ragione dell'intento del compositore, almeno negli strati più superficiali.
Ora, quindi, devo arrendermi all'evidenza, e sembra possibile solo una soluzione: o l'ARTE non è universale oppure non ho gli strumenti culturali per comprenderla.
Sicché nella prima ipotesi siamo di fronte ad un mondo in cui non esiste l'ARTE ma un'infinità di modi diversi di dire "cose" che a questo punto risultano intrinsecamente meno interessanti e coinvolgenti proprio perché non universali; oppure nella seconda ipotesi siamo di fronte ad un'ARTE che necessita di una precisa preparazione culturale conforme (necessariamente) a quella del creatore: il risultato quindi è la comprensione dell'opera solo se il fruitore è culturalmente compatibile o comprende l'autore.
Allora il mondo è davvero più brutto!

MA forse invece siamo soltanto preda delle mode tanto vestiarie quanto artistiche! Per cui è plausibile che l'ARTE esista ancora e sia ancora universale, solo che (al fine di monetizzarla) conviene incanalarla sulle strade (forse becere) della moda e del costume.

Potrebbe sembrare che allora questo manifesti ancora un vota come l'arte non sia davvero universale, tuttavia una cosa è dimenticare la bellezza (esistente) una cosa è attribuirla (non esistente) ad accrocchi più o meno elaborati.

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giovedì 27 settembre 2007

Ritmi trascinanti


Ho avuto la possibilità di vedere gli Stomp.
Per chi non lo sapesse si tratta di un gruppo di artisti che ha scelto il ritmo e l'acrobazia come strumento per esprimersi.

Pertanto, durante tutto lo spettacolo di due ore, che richiede una notevole dose di forza ed energia da parte della Compagnia, viene messa in risalto la maestria, la forza fisica, la coordinazione personale e corale, il senso del ritmo e talvolta anche l'eleganza delle scene.
Il ritmo è il signore incontrastato di tutte le acrobazie. Partendo da semplici gesti quotidiani, come spazzare il pavimento, gli otto artisti riescono a giocare, creare, far divertire e coinvolgere il pubblico.

Sembra uno spettacolo che conduce agli albori dell'uomo, il tutto in senso positivo, poiché rende l'essenziale, palesa il gusto per la rivalità, per la coralità, il tutto mediante suoni e acrobazie che si alternano, rincorrono e contrastano.

Talvolta lo spettacolo è simile alle danze degli All Black, altre volte è simile alle danze spagnole oppure al balli di strada dei quartieri "alternativi", altre volte è vicino a sonorità e riminiscenze sonore protoindustriali, o alla locomotiva che invade il Far West. Comunque i movimenti dei nostri otto sono sempre perfettamente a tempo.Impressionanti.

Forse due ore di ritmo possono sfibrare ma a "spezzare" il tempo e allontanare anche solo il rischio della monotonia vi sono le scenette di uno dei componenti, poi diventato il beniamino del pubblico, che ironizza sui compari e se stesso.

Uno spettacolo davvero godibile. Consigliato


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domenica 22 luglio 2007

Un minimo di struttura

Ogni lavoro ha la sua struttura. Pertanto ritengo giusto illustrare ai numerosi frequentatori la stuttura del mio "blogico".

Gli argomenti che saranno oggetto di label e di cui quindi in senso lato mi occuperò, sono:

  • Arte
  • Autore
  • Costume
  • Lavoro
  • Luoghi
  • Morale
  • Politica
  • Psicologia
  • Recensione_film
  • Recensione_fumetto
  • Recensione_libro
  • Recensione_musica
  • Recensione_spettacolo
  • Religione
  • Tecnologia
  • Varie

Ovviamente ciascuna di queste declinate con una logica personale.

Mi riservo il diritto di aumentare le categorie a mio piacimento... quando lo riterrò opportuno.