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domenica 13 settembre 2009

DICONO : "GRANDE FRATELLO? SOGNARE FA SEMPRE BENE"

Non sono mai stato fan dei Reality Show. Il semplice fatto che la "realtà" di questi show, per essere rappresentata, necessiti di macchine da presa all'interno dell' "habitat naturale" del soggetto sotto osservaazione mi fa sorgere dubbi sulla loro autenticità (quantomeno dell'accezione di reality-show), sia per quanto riguarda la realtà in sé (ho forti dubbi circa la sincera spontaneità dei soggetti) sia perché, ammesso che i protagonisti di questi show siano davvero spontanei, si trovano in situazioni non certo spontaee o quotidiane. Ergo o per "sofisticazione" o per alterazione (simile a quanto abbiamo appreso sugli effetti della mera osservazione in ambito scientifico) nulla di ciò che vediamo è davvero vero!

Purtroppo però pervengo a questa conclusione, oltre al ragionamento semplicemente logico (a mio avviso) appena espresso, anche attraverso altri due argomenti  (chiamiamoli ragionamenti razionali - esperenziali).
Per ammissione di chi per professione fa televisione, forse anche con professinalità, il successo dei reality si costruisce con la bravura degli autori a trovare il cast. Per cast ovviamente si intende i partecipanti. Ciò, semprea detta di costoro, sancisce la differenza tra un reality bello (sopprassediamo) e uno no (brutto).
Io taduco (o forse interpreto) la frase e capisco invece quanto segue: un reality non funziona senza i personaggi "giusti" e situazioni pungolanti (alias inverosimili).
Ma dalla frase precedente appena commetata si evince purtroppo ( ! ) anche il contrario: cioè che un reality funziona esclusivamente con personaggi "giusti" e situazioni pungolanti.
Quindi persone normali, consuete, quotidiane non interessano? No, non interessano, troppo reale. Quindi viene cercato altro.
Poi si dice che al pubblico piaciono i valori in cui riconoscersi e le storie vere di sentimenti. Ma secondo me in questo caso si maschera la realtà e si tende a far confondere il senso puro delle parole.
Infatti storie vere di sentimenti è molto diverso da storie di veri sentimenti!!
Così non si è detta una falsità ma si è stati almeno poco chiari.
In aggiunta: la parola "vere" riferita a storie è usata in una accezione proprio particolare: non si può negare che quanto accade nei reality... accada, ma quanto alla autenticità di tali storie e avvenimenti valgono le considerazioni fatte all'inizio. Tutto artato, ricostruito, simulato, indotto.
Come anche i personggi e le situazioni.
Indotti come i sogni, speranze, "lotte", ecc.

Sicché vediamo gente sconvolta dalla prospettiva di abbandonare (per rientrare a casa propria) la stanza del grande fratello o il tugurio
di qualche altro show.

Sentimenti indotti, finti: non nel senso che i protagonisti sicuramente li simulino, ma nel senso che il tutto crea situazioni non autentiche che purtuttavia inducono sentimenti veri (nell'accezione di pocanzi), ma non altriementi suscitabili. Quindi emozioni e sentimenti che esistono proprio solo ed esclusivamente perché esite il reality.

Il che mi fa pensare che, proprio per questo, ancora una volta, il reality non può essere reality. Eccezione è il caso in cui il protagonista sia inconsapevole (The Truman show) ma questa eventualità susciterebbe altri tipi di problemi.

Ma continuando mi occorre subito un'altra evidenza.

Si dice: "Questi spettacoli interpretano un sogno" e "Sognare fa sempre bene".
Mi stupisco di queste affermazioni!
Non tanto per l'affermzione in sé quanto per il fatto che nessuno la contesta. Tale affermazione proprio alla luce di quanto affermato sopra è la dimostrazione di come i reality non siano autentici poiché in questi programmi (e mai tale affermazione è più calzante) tutto è posticcio anche i sogni che inducono.
Nessuno sogna di davvero di essere rinchuso in una casa senza poter uscire per 3 mesi. tuttalpiù sognano il premio : soldi e/o fama.
Posticce sia le aspirazioni indotte in chi vi partecipa ma anche indotte sinceramente (senza ipocrisia e quindi più penentrati ed efficaci) da chi vi partecipa in chi assiste.
Infatti il bugiardo più efficace è quello inconsapevole di dire menzogne!
Ed io trovo poco sinceri questi sogni. Invece li trovo (credo e spero) indotti.
Una semplificazione della realtà riprodotta per essere ad uso e consumo della televisione "di massa e generalista" porta anche ad una semplificazine e banalizzazione oltre che della realtà stessa anche degli stessi stimoli e sogni delle persone.
Delle due l'una:
o in questi show è tutto finto e pertanto i reality spingono davvero ad abbassare i propri sogni e le proprie prospettive nonché le proprie aspettative programmando a tale fine le trasmissioni e formando conseguentemente anche i gusti e la visione degli spettatori, oppure davvero la gente che riesce ad andare nelle produzioni dei reality show ha soltanto nel proprio futuro l'idea per occupare solo un quarto d'ora.
Se iniziamo a delegare anche i nostri sogni, le prospettive saranno davvero esclusivamente senza scopo.

cfr: http://cs-comunicatistampa.blogspot.com/2009/04/mediaset-piersilvio-berlusconi-sul.html

martedì 21 aprile 2009

Granatieri di Sardegna




Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha inviato al presidente dell'associazione nazionale Granatieri di Sardegna, generale Mario Buscemi, un messaggio in occasione del 29° raduno dell'associazione, nel quale rivolge il suo "deferente omaggio alla memoria dei caduti di questa gloriosa specialita' della fanteria ed al medagliere dell'Associazione nazionale, simbolo di valore e dedizione al dovere".


domenica 11 gennaio 2009

Sette anime - Recensione

http://www.rumors.it/notizie/dicembre08/0805/foto/7LBS_Intl_DF-06587_r.jpg

Sono andato a vedere questo film volutametne all'oscuro di ogni critica e di ogni informazione. Anche mentre sto scrivendo non so cosa la critica pensi di questo film. In merito ho sentito solo l'intervista di Will Smith al TG1.

Ho tenuto questa condotta poiché dopo il precedente film della coppia Muccino-Smith molto toccante e coinvolgente, temevo uno scivolone.
Ora la domanda che mi pongo è la seguente : può piacere qualcosa di cui non si condivide il significato?

Credo che la risposta non sia agevole né facile; tuttavia il classico "dipende" è naturale conseguenza della domanda.

Andiamo con ordine senza rivelare nulla della trama.
Di questo film ho apprezzato molto la recitazione dei due protagonisti (Will Smith e Rosario Dawson) davvero intensi, sfaccettati e ,a mio avviso credibili nei loro, comunque difficilissimi, ruoli.
Il montaggio al principio è quasi fastidioso nel nascondere volutamente e quasi sfacciatamente la storia, poi proseguendo la visione e sapendo qualcosa si inizia (avendo alle spalle qualche visione dei film di Shyamalan) contestualmente ad apprezzarla anche e quasi condividerla nell'attesa di verificare le intuizioni (dopo il primo tempo abbastanza semplici) che piano piano si dipanano e si incastrano.

La storia sembra esssere volutamente extraromantica come forse neanche Qualcuno da amare o Serendipity lo eran stati (ovviamente con approccio ben differente e meno "drammatico"). Ciò sembra nascondere altri temi ben più pregnanti trattati in questa produzine con troppa disinvoltura.
Ma in realtà passando lo strato superficiale più spesso e contemporaneamente più effimero ci si addentra in temi a mio avviso a cortocircuito, non solo poiché da me non condivisi, ma anche perché razionalmente e psicologicamente labili.

Sicché in definitiva il film è fatto bene ma la storia non mi piace, ne come scelte del protagonista né come significato. In proposito sullo stesso tema sono stati fatti altri film (che non cito per non far capire il film troppo facilmente) con un approccio più approfondito e solido.

In definitiva è un film emotivametne un po' pesante fatto bene ma non lo consiglio ( soprattutto al termine delle vacanze).

mercoledì 5 novembre 2008

Lucca e l'altrove

Si è appena conclusa la fiera di Lucca.
E' la più grande manifestazione relativa ai fumetti e ai giochi d'Italia, ed effettivamente è proprio un evento cui partecipano  decine di migliaia se non centinaia di migliaia di visitatori.

Osservare questo multiforme, spesso informe, popolo risulta istrutivo.

Purtoppo però talvolta si incappa in situazioni palesemente stranianti: spesso l'altrove rappresentato dai fumetti, dai giochi on line, dai gdr, dai telefilm, ecc. diventa la casa, l'abitazione in cui certe pernsone dimorano e attraveso cui leggono la realtà.

Talvolta risulta davvero penoso osservare il modo con cui certuni tributano onori a 32 pagine disegnte (con tutto rispetto per il fumetto) e da cui si aspettano novità per la propria vita..

Leggere è importante ma "cum grano salis".

Talvolta le passioni permettono aggregazine umana, simpatie e collaborazioni altre sono una sorta di panacea e condanna crudele al tempo stesso.

venerdì 31 ottobre 2008

Serata fantastica

Purtroppo il cattivo gusto riesce sempre a trovare uno spiraglo e a farsi strada. Tristemente questo spiragliosi allarga e diventa ben di più di una leggera contaminazione.
Forse i miei pensieri saranno simili al dito del bambino che tappa una falla nella diga, ma non credo di esssere, nè essere stato così acuto da accorgermi della prima breccia ....
In poche parole la mia esternazione è dettata più che dalla consapevolezza di aiutare chicchessia dalla necessità di restare i a galla nonostante la marea che avanza...

Carlo Magno assimilò per primo (sembra) la festa pagana diHallowen a quella ben diversa della celebrazione dei nostri cari e della comunione dei Santi. Aveva cercato di cristianizzare usanze.
Quello ceh era stato fatto uscire dalla porta rientra prepotentemente dalla finestra.

Ma, voglio sottolineare, queste parole non sono tanto causate da una massiccia scristianizzazione (a mio avviso già in sé triste), ma anche a minor ragione, se mi si permette questa licenza, da una tendenza a mio avviso sempre più chiara: rimuovere dai discorsi, dai pensieri, dalle usanze, dalle tradizioni, dalle pratiche e dagli incontri la possibilità di affrontare il discorso morte, discorso ovviamente connotato di tristezza, malinconia e dolore ma indispensabile a reggere il peso della vita e degli accadimenti che ci costringerebbero a porci domande.

S.Donaldson afferma che una buona risposta può scaturire esclusivamente da una buona domanda.

La mia preoccupazione e il mio avvilimento è proprio questo: mi sembra che tutte le occasioni utili a porsi domande buone e serie siano "corrotte".
Infatti la sottolineatura delle feste dei morti e dei Santi che bene si attaglierebbe a quanto dicevo prima è spostata sull'orrore, sull'inquietante, sull'irrazionale che presupponeuna supina accettazione inconsapevole.

Per cui non posso che dire : Dove sono le buone domande??

venerdì 20 giugno 2008

Identità

La vita è fatta di incontri.
Di scambi di attenzioni, di litigi, di affinità affettive o cognitive. C'è qualcosa di quella persona che abbiamo incontrato che non ci piace oppure che ci piace.
insomma QUELLA persona è proprio ....
Come??
Possiamo possiamo dire che sia simpatica oppure allegra, o ancora è particolare, ecc.
Ma cosa rende quella persona quella persona?

Non lo so.

Ci sarà capitato di incontrare una persona, conoscerla diventare suo amico, poi (noi diciamo) lui è cambiato, ma nonostante questo siamo rimasti amici.

Forse vuol dire che la qualità che riconoscevamo in quella persona è rimasta e che quindi il cambiamento ha interessato il predetto ha agito su un aspetto che non ci colpiva, cui non davamo peso?
Se così fosse l'identità di quella persona non risiedeva in quella qualità. E quindi non risiede in nessuna qualità.

Allora in cosa risiede?
Ritengo invece doveroso fare un'altra precisazione e mi domando se l'identità è una sorta di aggregato delle qualità attualmente presenti nella persona ("persona" che a sua volta sarebbe una qualità dell'aggregato stesso -cfr. Mach-)

Non credo.
Cosa è il nocciolo dell'identità?

Non penso sia una sorta di commistione tra genetica e storia personale. Troppe falle in questa teoria smentita di fatto per ogni parto gemellare.
Non è quindi una sciarada deterministica.
Non penso neanche che per far emergere il concetto di identità sia necessaria l'autocoscienza, poiché anche quando una persona dorme o ha uno stato psichico alterato rimane a godere della propria identità.
A dimostrazione di ciò basti pensare e ragionare sul vocabolo "idiota". Lo si attribuisce spesso a chi reputiamo privo di qualche rotella ed effettivamente, ma non solo, poiché sentiamo in egli una caratterizzazione così elevata che la sua "identità" coincide con la sua particolarità.

Allora forse l'identità come orpello della propria autocoscienza, oppure identità come unicità non storica o genetica o culturale della propria esistenza, l'identità come univocità di comportamenti (esteriori e interiori) risiede altrove.

L'unico pensiero che riesco ulteriormente a sviluppare è che tale identità, pertanto, ci è abbondantemente fornita da quanto più ci unisce: l'esistenza soprattutto nella sua migliore accezione la vita.



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lunedì 19 maggio 2008

Arte?

Talvolta ci si trova difronte a opere che vengono definite artistiche, di gran pregio, o mirabili, ecc.
Purtroppo però io in certe occasioni vedo soltanto ruote di biciclette dentro muri sospesi o secchiate di colore su stoffe improbabili, ecc.
Ma solo raramente percepisco qualche emozione o significato che dall'opera riesce a colpirmi, a toccarmi o almeno a sfiorarmi.
Mi avevano detto che l'arte è un linguaggio universale un po' come la musica che tutti accoglie, raccoglie e distoglie dalle brutture intorno oppure le veicola rendendole più efficaci e più vere e presenti in ragione dell'intento del compositore, almeno negli strati più superficiali.
Ora, quindi, devo arrendermi all'evidenza, e sembra possibile solo una soluzione: o l'ARTE non è universale oppure non ho gli strumenti culturali per comprenderla.
Sicché nella prima ipotesi siamo di fronte ad un mondo in cui non esiste l'ARTE ma un'infinità di modi diversi di dire "cose" che a questo punto risultano intrinsecamente meno interessanti e coinvolgenti proprio perché non universali; oppure nella seconda ipotesi siamo di fronte ad un'ARTE che necessita di una precisa preparazione culturale conforme (necessariamente) a quella del creatore: il risultato quindi è la comprensione dell'opera solo se il fruitore è culturalmente compatibile o comprende l'autore.
Allora il mondo è davvero più brutto!

MA forse invece siamo soltanto preda delle mode tanto vestiarie quanto artistiche! Per cui è plausibile che l'ARTE esista ancora e sia ancora universale, solo che (al fine di monetizzarla) conviene incanalarla sulle strade (forse becere) della moda e del costume.

Potrebbe sembrare che allora questo manifesti ancora un vota come l'arte non sia davvero universale, tuttavia una cosa è dimenticare la bellezza (esistente) una cosa è attribuirla (non esistente) ad accrocchi più o meno elaborati.

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lunedì 28 aprile 2008

Intenti

E' fastidioso incontrare connazionali che all'estero perseguono l'unico scopo, forse enigmisticamente ma non enigmaticamente, di cambiare in prima persona accento durante il
loro soggiorno.

venerdì 18 aprile 2008

Scoprirsi

Noi Italiani, diciamolo, abbiamo i polmoni e la bocca piena, per altro a ragione, di orgoglio e prosopopea dei vanti del suolo e del popolo natio.

Possiamo dire senza ombra di essere smentiti che discendiamo da un popolo che grande fra i grandi ha conosciuto (in tutti i sensi) e dominato praticamente su quanto era possibile dominare.
Tuttavia dopo tanta magnificenza, capacità di rendere proprio o di rielaborare patrimoni culturali altrui, capacità di assoggettare monti, valli, acque, fuoco, sapienza nel piegare il caos con arguzie, ragionamenti, drittura e audacia, tuttavia si diceva, anche per loro è venuto il momento in cui la storia (che fino a quel momento avevano guidato) ha cambiato regia.
Ma i loro eredi hanno creato i comuni, le prime università, per non parlare del Rinascimento, che forse con un po' di immodesta possiamo definire l'Arte.

Sicché, per noi che viviamo in Italia, oggi sembra banale tutto questo, passeggiare per piazze che sono state concepite da architetti mirabili, o adattate da geni assoluti, osservare decorazioni di una precisione e senso artistico micidiali, godere dell'armonia e del gusto dei nostri centri storici.

Per altri riuscire ad ottenere gusti simili a quelli cui non siamo (o dovremmo essere) avvezzi e che la storia distilla è frutto di faticosi anni di studio e applicazioni.

Inoltre questo 'spirito guerrier ch'entro CI rugge' si è palesato in altri modi, non solo nel dominare, gestire, apprendere e plasmare quanto i sensi offrivano, ma proprio nell'anelito di conoscere quanto invece ci era precluso. Non per niente eravamo un popolo di navigatori ecc...

Ora, con queste un po' grossolane e indulgenti premesse, paremi che molto di ciò che caratterizzava i nostri avi sia venuto meno. Il Marco Polo della situazione, punto di riferimento ed esempio di viaggiatori e amanti dell'incontro con altre civiltà, è diventato Palo fisso nella volontà di non allontanarsi da terreni battuti (fisici e non) per ridurli a comprensibili e dominabili.

Mi sembra che oramai il viaggio, soprattutto fisico, resti sempre più strumento di fuga o ristoro (per altro quest'ultimo certamente non biasimevole) e non scelta di apprendimento.

Il viaggio (o l'approfondimento) come categoria dell'Uomo si è perso; è diventato, invece, categoria della fruizione, del divertimento, manifestazione dell'immobilismo.
Ciò che arricchiva dentro, ora impoverisce non solo fuori.
L'anelito, la scintilla verso il di più inteso come meglio ora è diventato miseramente appetito verso il più nel senso di maggiore.

Talvolta i viaggi o i progetti delle persone sembrano avere l'unico scopo di far restare a casa la parte nobile dell'uomo.

Pertanto, un po' Cassandra, un po' Brancaleone, un po' Rustichello da Pisa spingo al meglio per incentivare, per invogliare, per spronare (anaforicamente e non metaforicamente) a mantenere caratteristiche che geneticamente ci appartengono, me e i miei lettori.

Quindi spero di aver mostrato (sicuramente in modo approssimativo ed indegno), come anche un viaggio attraverso un foglio bianco, uno schermo vibrante e vuoto, una sera silenziosa, ma ticchettante di pioggia, possano manifestare audacia, arguzia e ragionamenti, intesi come percorso nell'ignoto, scoperta autentica e appropriato ristoro.

Ad majora!


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mercoledì 16 aprile 2008

Pulizia

Inizio a credere che la mia città non sia così pulita come credo.
Inizio a credere, invece, che i cittadini riescano a sprecare grandissime quantità di cibo per le strade.
Si solo per le strade.
Forse a causa del fatto che non mi è mai stato necessario cercare questi rifiuti, non ha mai prestato l'eventuale adeguata attenzione a questo tipo di problemi.
Pertanto evidentemente la mia città è una bengodi di cibo e trastulli per animali.

Ma a dire tutta la verità quanto ho affermato è solo una deduzione.
Purtroppo bruciante e un po' caustica sebbene in prima facie avvalorata dai fenomeni suddetti.

Infatti oggi ho incontrato per la città una quantità di sfaccendati, e purtroppo maleodoranti (non metaforicamente), maleducati (nella migliore delle ipotesi), volgari, cafoni che bighellonavano in cerca di meta.

Le attività cui ho assistito messe in atto da ragazzini sui vent'anni, e ansiosamente tutte questa sera, andavano dal tampinare e proporre buffonescamente avances a signore che potevano essere loro nonne, sputare reciprocamente sui tranci di pizza che avevano in mano, non permettere di parcheggiare ad un paio di ragazze che tornavano a casa dopo essere state in azienda, rompere bottiglie di birra e mettere i vetri sotto le ruote di macchine parcheggiate.

Il tutto da gruppi diversi di ragazzi.

MI spiace proprio che non ci siano più tanti zoo, le gabbie hanno il loro perché.


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giovedì 6 marzo 2008

Vendetta!

So talvolta di eccedere. Talvolta sono crudele.
Forse molto più di quanto io voglia apparire.
Ma
capita di approvare con tutto se stesso, di aderire ad una scelta e ad
un proprio comportamento crudele, appunto, a causa di pregressi
atteggiamenti altrui.
Ciò anche se lo stesso comportamento è di per sè fonte di fastidio anche per l'agente.

I fatti.
Ero all'estero, ero da solo in aereo. Avevo pregustato il momento in cui, finita la parte che più mi piace (il decollo), sarei stato solo e libero di tuffarmi nel mio libro, che nella fattispecie era Tito di Gormenghast di Peake.

Vicino a me potevo vedere una poltrona vuota, bhé almeno avrei avuto un po' più di spazio. Più a sinistra era seduta una signora non proprio giovanissima, ma comunque parecchio vitale. Decollati sono passate le hostess e successivamente, rifocillato, ho aperto il mio libro con voluttà e iniziato a leggere. Ma solo iniziato.

Beata ignoranza e benedetta temperanza...

La signora al mio fianco con la scusa di riconsegnare alle hostess i bicchierini o altre evenienze, ha voluto chiedermi, nonostante i miei chiari segnali negativi di letterato in erba, cosa avevo visitato, come mi ero organizzato, con chi ero andato, come avevo trovato la città, ecc...
Oramai il piacere della lettura era svanito diminuendo come i chilometri che il velivolo macinava e inversamente al numero di domande cui ancora non avevo risposto rivoltemi dalla mia vicina.
Ho provato dopo ogni mia risposta sintetica a riproporre i segnali di "sipario" del tipo ho il libro, so leggere, ho voglia di leggere, desidererei leggere quanto ho in mano e ostento con disinvoltura, ti ho pure detto che mi piace leggere, allora lo fai apposta!
Tuttavia forse era la signora ad essere analfabeta con riguardo alla prossemica e a certi (nel senso di non isolati e di sicuri) segnali di insofferenza.
Per cui come dicevo (benedetta temperanza) mi sono trattenuto dal comunicarle concisamente, ma con un eloquio ruvido il mio crescente disappunto, anzi ho deciso semplicemente ma crudelmente di assecondarla.
L'ho ripagata con la stessa moneta!

Alla sua domanda sul mio lavoro ho esondato! Due ore e un quarto di discorso, ricco, circostanziato, particolareggiato, noioso come forse mai sono stato. Questa è la "pariglia".

Alla fine del viaggio la signora de io ci davamo del tu da amiconi. Però che dire, la soddisfazione per quel leggero bruciore alle corde vocali che mi era venuto era pari solo alla lunghezza del bottone che avevo attaccato fingendo di non accorgermi del suo libro in mano e scusandomi di essere un chiacchierone.

Ripeto che soddisfazione! W la pariglia!


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martedì 18 dicembre 2007

Animale Candidatus

Con viva sorpresa e gratitudine per i nostri inviati, abbiamo la possibilità di pubblicare un articolo su un recente accadimento: la scoperta dell'animale Candidatus.

Il mammifero Candidatus Concorsorum, appartiene al genere degli Speranzosus della famiglia degli Scio-ergo-titolatus-sum ed ha abitudini alquanto particolari e bizzarre.

Innanzitutto è una specie nomade, la si trova spesso in città grandi, vicino ad edifici che suggeriscono la possibilità di contenere tutto il branco. Per tale motivo si hanno fondate ragioni di credere che sia un animale di tipo sociale.
Ed invero, esistono altri indizi a sostegno di questa tesi.
Esso raramente è solo nelle sue migrazioni; durante gli spostamenti collettivi assume anche vesti comuni al fine di operare una mimesi sociale, una effettiva uguaglianza, probabilmente per confondere o sviare i predatori: ciascun Candidatus, quando si dirige verso il luogo di ritrovo del Branco assume la veste di Avvilitus, mentre nella fase di dispersione del Branco preferisce quella di Abrutitus o Sversus.

Non sono chiari i cicli che esso segue per gli spostamenti, pare che tali ritmi siano scaditi da una sorta di credo religioso o testo sacro che ha le sue radici nella cultura animista: La Gazzella Ufficiale.
L'animale Candidatus ha una vera e propria devozione verso detto testo tanto che sovente, nonostante il pondero e la fatica considerevole, reca seco una notevole quantità della citata reliquia in guisa di raccolta numerata.

Altra interpretazione afferma invece che il mammifero cerchi di non sentire il distacco e la separazione con quanto è abituato a comprendere e all'uopo conduce con se quanto ha di più caro

I predatori dell'Animale Candidatus appartengono al genere dei Commissarius della famiglia In-imo-crudeles.
Nonostante il perfetto camuffamento di questi ultimi nel branco Avvilitus, essi si distinguono dalle loro prede per l'atteggimento baldanzoso e per il caratteristico passo brioso e mostrina sul petto colorata, mentre, invece, il branco è seduto a testa china su preparati di cellulosa bianca.
Qualche studioso ha anche azzardato l'ipotesi, stante la perfetta somiglianza tra Candidatus e Commissarius, che entrambi appartengano al medesimo Ordine e che quindi sia una razza cannibale.

Nulla si sa delle abitudini riproduttive, appare tuttavia evidente che esse siano particolarmente vivaci a causa del fatto che nel breve tempo in cui il mammifero de quo è stato osservato, quindi circa tre anni, esso si sia moltiplicato aumentando in questo lasso di tempo del 33%.

Altra caratteristica che si evidenzia durante gli incontri di tre giorni, sono i richiami che il Candidatus articola: "Tu quale fai?". Tale locuzione palesa il fatto che, oltre ad essere fornito di un seppur primitivo linguaggio, ha una struttura sociale complessa basata sulle funzione e sull'attività svolte.

Pare ad una prima sommaria ispezione che il menzionato ordine sociale dei Candidatus abbia una gerarchia fluida composta dai seguenti elementi:
  • Ansiosus: sembra l'elemento preposto a rappresentarsi i possibili (o meno) problemi cui il Branco andrà incontro;
  • Docendi: sembra l'elemento preposto a rendere edotti i suoi consimili della sua (non 'propria') qualifica di Scio-ergo-titolatus-sum;
  • Discenti: appartengono a questa categoria coloro che hanno la funzione di abbattere il rischio di una eccessiva varietà di comp(-iti)ortamenti al fine di ottenere una asserita benefica omogeneità del risultato;
  • Principes fori: sembra l'elemento che, con una parlantina sciolta, non fluida, articolata e complessa, palesi agli altri Candidatus quanto essi stessi siano non beneficati da una approfondita conoscenza delle manifestazione dei testi sacri, bensì semplicemente miseri facchini della materiale epifania degli stessi.
All'ovvietà detta nuova specie sarà oggetto di altri e sempre maggiormente approfonditi studi.
Ribadendo l'importanza della scoperta (paragonabile al ritrovamento di Lucy), ringraziamo il nostro inviato e certi di nuovi e maggiormente completi studi dell'animale Candidatus, ci congediamo, da Blogicout per oggi è tutto!


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martedì 27 novembre 2007

La vanità motore mobile

Mentre stavo tornando a casa da una giornata di lavoro sono passato davanti ad un colorificio. Pennelli, tempere, colori ad olio, pastelli a cera, pastelli a creta e quant'altro ogni Leonardo sopito o Michelangelo sedato da una eccessiva dose di insufficienze scolastiche in materia, potrebbe desiderare.

La mia mente fragile di lavoro e golosa di soddisfazioni, alla vista di tali affascinanti strumenti e delle conseguenti possibilità che mi avrebbero aperto, mi lanciava nella dimensione della struggente contemplazione delle mie future opere; già vagavo per tavole perfette, per arditi cromatismi armonici, per prospettive accattivanti e momenti di grazia; insomma vagavo per le lande in cui il riconoscimento del bello passava per l'ammirazione delle mie opere. In cui anche e soprattutto IO ammiravo il bello attraverso l'ammirazione delle suddette.

Tuttavia io palesemente non so disegnare.

Ciò per mia fortuna mi fece atterrare davanti alla vetrina del colorificio. A dimostrazione delle mie abilità, basti rammentare la faccia che ho apposto sulla mia foto in questo blog. La mia piena capacità non supera in maniera significativa quella che serve per tale aggiunta.

Per cui se basta vedere un pennello e una tela per avere una nostalgia del dipingere visto come realizzazione di se e del mondo, mi domando quanto la VANITA' abbia a che fare con la ripresa economica della nostra nozione o in generale con l'economia.

Ciò tanto più vale quanto più la vanità ha capacità persuasive subdole e di mimesi strabilianti, nonché declinazioni pressoché infinite quanto spesso irregolari. Parafrasando un mio "collega" (basta avere un foglio e una penna in mano, giusto?) "Vanità il tuo nome è donna!": cioé mezzora allo specchio (nel migliori dei casi) ed è un'altra persona, un'altra tentazione un altro acquisto; come diceva Al Pacino ne "L'avvocato del diavolo" "Adoro la vanità!".




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giovedì 15 novembre 2007

Cronos e Narciso

Prima o poi farò un post su questo argomento...

Intanto vi ho anticipato il titolo.


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martedì 13 novembre 2007

Gesti eclatanti per cervelli muti

Tristemente veniamo da un fine settimana in cui purtroppo una persona, mentre andava allo stadio, è morta.
Ovviamente dispiace soprattutto perché (a quanto ne so ora) il defunto sembra una persona sconosciuta agli inquirenti per fatti di violenza.
Ma a parte questo tutti retoricamente chiedono alzando il volume della voce, dando fiato a vuote logore corde vocali, avendo previamente spento il cervello, grandi segni, una reazione forte, un gesto deciso.

No.

I gesti devono essere piccoli.

Mi spiego.

In questo paese in cui il volume della comunicazione è (o convincentemente sembra) molto più importante dei contenuti, occorre ripristinare il principio di legalità. Dico ripristinare poiché anche da parte di chi al contrario dovrebbe esserne ricolmo, tenendolo sempre presente, in tutti gli schieramenti politici (appare retorica, ma ahimè non lo è) sembra essersi dileguato come neve al sole a causa dell'effetto serra o fuggito per fare compagnia all'onore anch'esso assente.

Il principio di legalità, il senso di Cosa Comune inizia ad essere diffuso, comunicato, percepito, capito, discusso, apprezzato, goduto e difeso solo attraverso le piccole cose.

Le "caste", i piccoli privilegi, i retropensieri (a pensar male si fa peccato ma si ha ragione) devono essere abbandonati.

A mio avviso come fu per New York, occorre quindi iniziare dalle piccole cose: far pagare a tutti i biglietti dei bus, far multe per le cartacce buttate per strada, far rispettare i limiti di velocità sulle strade, ecc.

Solo così si avrà una percezione forte del fatto che quanto ci circonda è frutto di conquista, di sudore, fatica e non semplice oggetto di bravate, di bersagli per i sassi o per la vernice. solo così si impara a capire il valore della conquista, del rispetto reciproco, del godere di quanto costruito.

Così diventerebbe assolutamente impensabile "santificare", a causa di una emotiva e viscerale (o meglio istintiva e animale) percezione di una eccessiva sanzione, chi ha fatto ad esempio un reato con la frase però "alla fine cosa avrà mai fatto??" "E allora i mafiosi e gli assassini?" Oppure inalberarsi per la semplice applicazione di leggi decorose nei riguardi di chicchessia. Sembra quasi che la legge, nella testa di qualcuno, debba esere applicata esclusivamente al caso più eclatante, più crudo o più strombazzato.
Invece la forza della legalità è appunto questa: SEMPRE e TUTTI.

Quindi iniziando dove è più facile, da gesti piccoli.


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martedì 30 ottobre 2007

Amarezze varie

Vite più o meno frenetiche, affaccendate, frettolose, concitate, affollate di impegni inutili o (per fortuna) ricercati e agguantati...

In tutto questo la sana calma (bene sempre più prezioso e raro) rimane alla porta con sorriso alla Monnalisa tra il dispiaciuto, il sornione, il paziente. Peccato che il figlio rimanga dietro di lei nascosto e noi scomodi maggiordomi di noi stessi rendiamo il nostro "principale" sempre più orfano di ricchezze e sempre più privo di una nazione e di un processo mentale approfondito cui appartenere.


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giovedì 20 settembre 2007

Racconta tu

Ogni volta che, con animo sereno, si frequentano luoghi in cui si è a contatto con la sofferenza non si può far a meno di notare come fragile sia l'uomo. Sembra una profonda e al contempo banale considerazione, però mi pare opportuno farla ugualmente.

Mi riferisco soprattutto all'atteggiamento che spontaneo emerge tra occasionali vicini in quelle sale d'aspetto.

Ciascuno ha una storia mirabile, incredibile, ma soprattutto personale (o quasi) da raccontare: deve essere raccontata ai presenti affinché possano rimanere ammirati della fortuna dell'oratore o indignati dall'imperizia del medico sciagurato.
Tuttavia, è opportuno non essere i primi ad iniziare questa tenzone silenziosa. Infatti si assiste a brevi dialoghi di studio accorto e prudente per sondate gli uditori: frasi tipo da quanto tempo è ricoverato, o sotto cura, oggi cercano di dimettere presto, però... Oramai la tecnologia che hanno fa vedere tutto tuttavia...
A me è capitato di sentire questo dialogo:
"Si figuri che qui al pronto soccorso non si sono accorti che mi ero rotta 9 costole! Solo il giorno dopo al pronto soccorso di xx si sono accorti!"
"E a me che per sei mesi di esami non si sono accorti di un calcolo. Pensi che si vedeva soltanto se mi facevano la radiografia da disteso perché da impiedi si nascondeva sotto qualcosa!"
Io volevo dire: "Pensate che proprio oggi non si sono accorti che ero già morto!".

Ma forse ho fatto bene a tacere.

lunedì 17 settembre 2007

Parole chiare

Una parola che si sente dire non solo dalla gente "comune", ma purtroppo anche dai giornalisti, è inquietante.
Oramai la povertà di linguaggio e di vocabolario di chi per mestiere (non per maestria) lavora con le parole è imbarazzante... ops inquietante.
Forse per utilizzare forme verbali riconoscibili (alias che non riescano ad accendere il cervello di chi le ascolta), forse per un abuso di slogan o di frasi fatte (alias parole che non possano accendere il cervello di chi le ascolta) o forse per una male appresa arte della retorica, il vocabolario della lingua italiana è vilipeso ed offeso da una povertà figlia della pigrizia e dell'ignoranza.

Un esempio di retorica male applicata, e una figuraccia cui si poteva ovviare semplicemente capendo le parole usate, è un recente servizio televisivo che ho ascoltato.
Il discorso era incentrato sull'anniversario della morte della giornalista Oriana Fallaci.
Non credo servano parole di presentazione in merito.
Però l'autore del servizio televisivo la descrive come una testimone del nostro tempo.

Ora mi sembra proprio una frase opinabile o più precisamente sbagliata.

Non si può certo descrivere Oriana Fallaci come una impassibile macchina da presa, come una persona che semplicemente osserva e ricorda passivamente quanto le capitava di vedere e ciò a cui assisteva.
A mio avviso (di serie B), più che testimone è stata una protagonista del nostro tempo, con idee, scritti, libri, opinioni chare e sempre espressi in maniera incisiva e capace.
Quindi, per lei, testimone è, retoricamente, parzialmente riduttivo.

venerdì 14 settembre 2007

Turista perfetto

Ho avuto la fortuna di poter viaggiare. Sono andato in terre lontane per motivi pieni di gioia.
Come me, in giro per le strade della mia magnifica meta cittadina del 1700, vi erano altri turisti.
Sembravano super organizzati, seguivano diligentemente, come avrei fatto anch'io, la guida nei musei, nei locali, nei distributori di souvenirs.
Salivano, pecore mansuete, su tutti i pullman, carrozze o traghetti fosse previsto dal programma, riuscendo ad ottimizzare il numero di musei, palazzi, chiese o quant'altro visitati.

Tuttavia se il turista è l'ultimo residuo dell'uomo viaggiatore ed esploratore di un tempo, che incontrava nuovi popoli, che era mosso dalla curiosità, mi chiedo se quest'ultimo non sia davvero estinto.
Più che dalla curiosità mi sembrava che la pacifica orda fosse guidata da quello spirito adolescente che spronava, durante la collezione di figurine, gli accaniti a sfogliare le doppie di amici o rivali e sciorinare la famigerata litania dei célo célo manca manca.

Spero pertanto di riuscire a cogliere in me questi sintomi, quando cioé avere la foto è più importante di sapere cosa sto fotografando, o capire cosa spinse l'autore a realizzare quell'opera è più importante di dire "ci sono stato".
Spero di avere sempre la curiosità di capire.
Quanto poi ad incontrare un popolo diverso dal mio,... bhé spero di aver la pazienza e il buon gusto di incontrare le persone.

La foto si riferisce ad un affresco di una villa poco conosciuta e ancor meno frequentata da turisti: célo!! Io ci sono stato :)

mercoledì 22 agosto 2007

Ricerca tecnologica

In un aggettivo, per quanto mi riguarda, sarebbe chimerica.

Sono circa quattordici anni che cerca di creare una piattafroma informatica per i miei siti... Nel frattempo sono intervenute generazioni di programmatori nuove, si è sviluppato per consumer la tecnologia dei database come MySql o Oracle, il php si è evoluto, flash era una promessa vettoriale rivoluzionaria.

Poi è arrivato il Css, Ajax, javascript all'ennesima potenza... e io arranco nel tempo libero per raggiungere una struttura che sia adatta e mirata per le mie esigenze. Chimeriche.

Così ho deciso, almeno per ora, di usare quanto di prefatto il web offriva...


Immagine tratta da http://www.sandrocastelli.com/works/chimera2.jpg


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