lunedì 13 ottobre 2008

Burn After Reading - Recensione

http://www.universitybox.com/img_home/Burn%20after%20reading.jpg

I fratelli Coen hanno sfornato un altro film basato sulle stranezze umane, sulle scelte dettate dai propri pallini al di la di ongi ragionevolezza.
Il film ha un paio di colpi di scena carini alla Pulp Fiction. Tuttavia...

L'impenitente don Giovanni con il senso di inferiorità, l'ossessione per l'aspetto, la gelosia, la strada del tramonto in cui single stressati si danno appuntamento con internet galeotto, l'eccessività di ogni profilo personale segna , al mio gusto, un chè di sgradevole.
Mi sembra, ma so che ci sono stuoli di ammiratori dei Coen che asseriscono che proprio questa è la loro grnadezza, che il film si stanzi a metà strada tra il grottesco e la farsa rimanendo indeciso tra i due. Sicché un po' mi ha indisposto.

Come accennavo prima personaggi eccessivamente ingenui o eccessivi, oppure monotematici.

Certamente Clooney come don Giovanni  col repertorio imparato a memoria è azzeccato ( in questa sfumatura ) ma non mi ha soddisfatto.

Vedere con cautela.

lunedì 6 ottobre 2008

Mamma Mia - Recensione

Che paesaggi! Ambientato su un'isola greca questo musical ha dei paesaggi bellissimi.
E colpisce solo per questo.
Sicuramente anche la bella colonna sonora degli ABBA merita ma il tutto è davvero insoddisfacente.
Forse la Streep canta benino anche se fa sempre la solita parte della donna che per Amore rinuncia a tutto tranne che a piagnucolare ora per questo ora per quel motivo.
Brosnan è meglio che guardi l'obbiettivo e stia zitto ma soprattutto non canti.

Carina la ragazzina protagonista.

Forse per un musical è normale un'eccessività nel recitatare ma risulta in questo un po' stucchevole.

Per non parlare della trama risibile è dir poco.

Se al film il fantasma dell'opera con "Leonida" e Emy Rossum ebbi un po' a ridire sulla lentezza qui non mi dovrei fermare solo a questo ....

Musiche carine, fotografia bellissima, ma si sa se non c'è nientaltro si nota la fotografia..

Forse non è neanche sufficiente


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lunedì 22 settembre 2008

Kong Fu Panda - Recensione


Una nuova animazione con protagonisti animaletti simpatici.
La storia è semplicissima e poco altro i può aggiungere.

Un povero panda un po' pasticcione viene scelto per essere il Guerriero dragone e difendere tutti dal terribile rinnegato di turno.

Il sogno di una vita diventa un incubo presente finché non viene trovato lo stimolo giusto per il panzone.

Il tutto è solo simpatico ma molto prevedibile.

Qualche battuta carina e un piacevole senso di riappacificazione.
Per collezionisti di visioni per i più piccoli



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lunedì 1 settembre 2008

Wanted - Recensione

Ho visto il film Wanted in un cinema all'aperto.
Era da parecchio tempo che non vedevo un film così.
Era da molto tempo che non mi pentivo così profondamente.
Era da molto che non mi vergognavo così tanto di aver proposto la visione di un film...

In poche parole il film è orribile.
A parte tre battute di competenza di un comprimario il film no solo è brutto ma è anche stupido.
La sospensione dell'incredulità è stramazzata nella tomba trapassando senza alcuna agonia.
Ho avuto l'impressione che il regista e gli sceneggiatori pensavano che lo spettatore si sarebbe bevuto le più improbabili castronerie solo e perché c'era la Jolie e Morgan Freeman.
Passi piegare la traiettoria delle pallottole ma la maggir parte delle azioni dei protagonisti sono senza senso.

Ogni qualvolta succede qualcosa di significativo sembra in contrasto su quanto (con difficoltà) ti era stato fatto digerire nelle scene prima. Ciò non si concretizzava in un colpo di scena, ma in un moto di sgradevole stupore che sconfinava nel fastidio e nell'astio verso il film stesso.

Un'opera senza senso, con poco cervello e con il costo del biglietto dal sapore vagamente truffaldino.
Evitare con cura

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Le cronache di Narnia. Il principe Caspian - Recensione

Mi ha emozionato.

Un film che ha un tratto molto più maturo rispetto al suo precedente. Un film in cui i cattivi riescono a dare credibilità ad una storia fantasy (ideata per fanciulli) e profondità ai personaggi.
Anche qualche colpo di scena permette di rimanere incollati (almeno per me) allo schermo.

In questa trasposizione dei libri di C.S.Lewis i quattro re di Narnia fanno ritorno al loro regno richiamati dal principe Caspian.
Per tutti il ritorno è una delusione. Per i nostri fratelli Pevensie sono passati solo pochi mesi mentre per gli abitanti di Narnia più di mille anni.
Quindi tutti rimangono delusi da questo ritorno poiché si aspettavano qualcosa di diverso: gli abitanti di Narnia i re saggi e forti delle leggende (tali erano diventati) e non i ragazzi semisconosciuti di un millennio prima, i nostri fratelli sognavano la Narnia di quando se ne erano andati, non un luogo devastato da odio e assassinii...
Ma, ciascuno con i propri errori, piano piano si avvicineranno gli uni agli altri.

Perter rimane coerente: sempre presuntuoso, Lucy la più fedele ad Aslan permette con il suo candore e la sua fiducia negli amici di incanalare le energie di tutti verso binari migliori. Azzeccata anche la crescita di Edmund, diventato più pragmatico e meno permaloso (personaggi in cui ancora è viva la vergogna per quanto fatto precedentemente a vantaggio della Regina dell'Inverno).

Ho molto apprezzato la caraterizzazione dei cattivi operata da Castellitto e Favino: una spanna sopra i cattivi. Tanto Tilda Swinton era algida, fredda e crudele perfetta nella sua cristallizzazione di un "cattivo" temibile nelle lande fantastiche di Narnia, Tanto i nostri attori sono concreti, spietati e titubanti in una parola credibili persone vere.Ciò lirende una spanna sopra (soprattutto Castellitto).

Un film non solo per ragazzi in cui l'allegoria e l'apologia diventano arte raggiungendo tutte le età.

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venerdì 15 agosto 2008




Mi ha emozionato.

Un film che ha un tratto molto più maturo rispetto al suo precedente. Un film in cui i cattivi riescono a dare credibilità ad una storia fantasy (ideata per fanciulli) e profondità ai personaggi.
Anche qualche colpo di scena permette di rimanere incollati (almeno per me) allo schermo.

In questa trasposizione dei libri di C.S.Lewis i quattro re di Narnia fanno ritorno al loro regno richiamati dal principe Caspian.
Per tutti il ritorno è una delusione. Per i nostri fratelli Pevensie sono passati solo pochi mesi mentre per gli abitanti di Narnia più di mille anni.
Quindi tutti rimangono delusi da questo ritorno poiché si aspettavano qualcosa di diverso: gli abitanti di Narnia i re saggi e forti delle leggende (tali erano diventati) e non i ragazzi semisconosciuti di un millennio prima, i nostri fratelli sognavano la Narnia di quando se ne erano andati, non un luogo devastato da odio e assassinii...
Ma, ciascuno con i propri errori, piano piano si avvicineranno gli uni agli altri.

Perter rimane coerente: sempre presuntuoso, Lucy la più fedele ad Aslan permette con il suo candore e la sua fiducia negli amici di incanalare le energie di tutti verso binari migliori. Azzeccata anche la crescita di Edmund, diventato più pragmatico e meno permaloso (personaggi in cui ancora è viva la vergogna per quanto fatto precedentemente a vantaggio della Regina dell'Inverno).

Ho molto apprezzato la caraterizzazione dei cattivi operata da Castellitto e Favino: una spanna sopra i cattivi. Tanto Tilda Swinton era algida, fredda e crudele perfetta nella sua cristallizzazione di un "cattivo" temibile nelle lande fantastiche di Narnia, Tanto i nostri attori sono concreti, spietati e titubanti in una parola credibili persone vere.Ciò lirende una spanna sopra (soprattutto Castellitto).

Un film non solo per ragazzi in cui l'allegoria e l'apologia diventano arte raggiungendo tutte le età.

domenica 10 agosto 2008

Il cavaliere oscuro - Recensione




Batman è sempre stato il supereroe più ambiguo. Ha fatto della paura il suo potere, la sua maschera, la sua arma, mentre Superman lottava con il coraggio, la moralità, la rettitudine.

Batman è figlio della notte, Superman diventa più forte con la lucedel sole.

Il Pippistrello usava come strumento l'intelligenza la pianificazione l'allenamento, invece Superman si esponeva compariva laddove c'era più bisogno di lui nel momento utile.

Tra i due quindi c'è un abisso.
Ma entrambi riscuotono simpatie: le due anime dell'uomo che emergono sotto l'egida di fare "il bene": il risultato prima di tutto o il modo è già part edel risultato

Questo film che ha poco a che vedere col fumetto omonimo è comunque un bellissimo film.

I temi del mostro, dell'ambiguità, della necessità sono sviluppati molto bene nel film sia facendo emergere le sfumature e e debolezze nei personaggi durante lo sviluppo della trama (due ore e mezza), sia ponendoli in contrasto e in paragone tra di loro.

Batman e il Joker (due mostri per Gotham) si confrontano su priorità e modi, su cinismo e determinazione, su opportunità (l'eroe che serve alla città) e necessità (colui che offre la soluzione ai malavitosi per i loro affari).

Joker (la cui interpretazione mette molto in ombra Batman -senza che a questi faccia piacere-) è mirabilmente ...pazzo... anomico, imprevedibile, inquietante (qui davvero si può usare a proposito la parola) un arma pensante perfetta... Batman un po' rigido e stile Eta Beta pieno di strumenti tecnologici interessanti.

Tutta la partita è giocata all'insegna del 2. Questo numero continua a ripresentarsi ad ogni occasione:
l'antagonismo tra Joker e Batman, le vite di Batman - Bruce, il bipolarismo di Joker, i piani e i doppi giochi sempre presenti, l'ambivalenza delle azioni, le facce di Due-Facce, le trappole incrociate per uccidere le due (ancora una volta) persone care a Batman, i traditori del Procuratore, ecc.

Il film è pieno di colpi di scena e di violenza suggerita (si vede poco ma si riesce a immaginare senza molta fatica troppo) la città non è più la Gotham gotica ma una modificazione di una moderna città qualunque.

Ottima la prestazione del Joker assolutamente credibile nell'essere oltre.

In definitiva Cristian Bale ne esce sconfitto

giovedì 24 luglio 2008

Hellboy the golden army - Recensione


Mi era piaciuto molto il primo episodio del "grande e grosso uomo rosso".
Avevo apprezzato molto la profondità della trama nnché i ritrovati pseudo tecnologici dal gusto retrò che esibiva.
Anche per questo secondo film ho gustato l'ambientazione e lo spirito falsamente spaccone di Hellboy. Un po' macchietta, ma quel tanto che basta, il successore di suo padre a capo della falsa FBI del paranormale.
Le armature elfiche e tutti quegli oggettini scintillanti e magi-meccanici sono magnifici e il mercato dei troll, senza nulla aggiungere di spettacolare o fantasioso è credibile e suggerisce nuove profondità e creature da sondare (inquietanti sono le "fatine dei denti" che poi tanto carine non sono...).
Affascinante la regalità del "cattivo di turno" e il suo distorto o forse alieno senso dell'onore in perfetto contrasto con quello di suo padre: ciascuno fa quello che è sua natura fare (un po' come dire che l'albero si vede dai frutti).
Spettacolare l'incontro con la Morte nella città abbandonata degli elfi.
un commento a parte merita l'arma del principe elfico: se esistesse la vorrei!
Comunque, a parte un povero elementale della natura ucciso con una pistola di nome Big Boy un po' eccessivo, la trama è abbastanza lineare talvolta appena scontata, ma si lascia guardare.
Ottimi gli effetti speciali (ad un livello maggiore rispetto a Hulk), sicuramente non noioso.

lunedì 23 giugno 2008

Hulk - Reecnsione

Nuova pellicola per il nostro mostro verde.

Il film si attiene molto al fumetto e qualcuno pertanto storce il naso. Ma le cose funzionano.

Il nostro dottor Banner cerca una cura contro l'insorgenza del suo alter ego verde, con la medicina, la chimica o la meditazione... Ma è costretto a convivere con la propria furia (verde).

A nulla o a poco serve sapere che la sua bellissima EX ragazza ancora tiene a lui.

Mettiamoci poi un "guerriero" militare che vuole il potere di Hulk, dapprima per fronteggiarlo poi ingolosito per sé.

Il Fumetto-Film-Marvel rielabora le storie della Bella e la bestia e di Frankestain. Infati Hulk col pasare del tempo è leggermente più consapevole di se e leggermente meno "bestiale".

Norton - Hulk fa il suo dovere, Liv Tyler zenza infamia e senza lode molto bravo Tim Roth antagonista dalla volontà mostruosa del nostro eroe sempre sulla cresta dell'onda.
La trama ovviamente molto prevedibile :)


Carino

venerdì 20 giugno 2008

Identità

La vita è fatta di incontri.
Di scambi di attenzioni, di litigi, di affinità affettive o cognitive. C'è qualcosa di quella persona che abbiamo incontrato che non ci piace oppure che ci piace.
insomma QUELLA persona è proprio ....
Come??
Possiamo possiamo dire che sia simpatica oppure allegra, o ancora è particolare, ecc.
Ma cosa rende quella persona quella persona?

Non lo so.

Ci sarà capitato di incontrare una persona, conoscerla diventare suo amico, poi (noi diciamo) lui è cambiato, ma nonostante questo siamo rimasti amici.

Forse vuol dire che la qualità che riconoscevamo in quella persona è rimasta e che quindi il cambiamento ha interessato il predetto ha agito su un aspetto che non ci colpiva, cui non davamo peso?
Se così fosse l'identità di quella persona non risiedeva in quella qualità. E quindi non risiede in nessuna qualità.

Allora in cosa risiede?
Ritengo invece doveroso fare un'altra precisazione e mi domando se l'identità è una sorta di aggregato delle qualità attualmente presenti nella persona ("persona" che a sua volta sarebbe una qualità dell'aggregato stesso -cfr. Mach-)

Non credo.
Cosa è il nocciolo dell'identità?

Non penso sia una sorta di commistione tra genetica e storia personale. Troppe falle in questa teoria smentita di fatto per ogni parto gemellare.
Non è quindi una sciarada deterministica.
Non penso neanche che per far emergere il concetto di identità sia necessaria l'autocoscienza, poiché anche quando una persona dorme o ha uno stato psichico alterato rimane a godere della propria identità.
A dimostrazione di ciò basti pensare e ragionare sul vocabolo "idiota". Lo si attribuisce spesso a chi reputiamo privo di qualche rotella ed effettivamente, ma non solo, poiché sentiamo in egli una caratterizzazione così elevata che la sua "identità" coincide con la sua particolarità.

Allora forse l'identità come orpello della propria autocoscienza, oppure identità come unicità non storica o genetica o culturale della propria esistenza, l'identità come univocità di comportamenti (esteriori e interiori) risiede altrove.

L'unico pensiero che riesco ulteriormente a sviluppare è che tale identità, pertanto, ci è abbondantemente fornita da quanto più ci unisce: l'esistenza soprattutto nella sua migliore accezione la vita.



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