domenica 13 settembre 2009

La città dei poeti - Recensione


La città dei poeti è il primo di una quedrilogia ad opera di Daniel Abraham.
L'idea da cui parte è molto originale: gli "andat" sono una sorta di dei che possono fare ogni cosa; tuttavia per riuscire a utilizzarli un un modo profiquo occorre incanalarli, cristallizzarli attraverso la poesia che è sostanza e forma al tempo stesso.
Sicché i poeti, coloro che hanno questo potere-conoscenza sono molto importanti all'nterno della società e i commerci, in ragione delle abilità degli andat, cosi si trovano concentrati in poche città.

Quasi tutta la storia si muove nei bassifondi, per ora, di una delle principali città commerciali e i protagonisti sembrano persone abbastanza comuni con proprie aspirazione e desideri comuni, ma è proprio questa normalità su uno sfondo così "mistico" in cui si può essere a contatto con gli dei, che a loro volta non sono inarrivabili, che dà sale e sapore alla storia.
Per la verità la storia non è l'emblema del nuovo e del mai visto, ma è molto piacevole e permette di seguirla con gusto anche laddove è prevedibile; ma il fatto di sapere che dopo la pietanza che si sta mangiando ci sia il dolce non toglie il piacere né alla prima né al secondo.

Il libro è piacevole e in alcuni tratti molto intrigante, speriamo nel proseguio.
Cautamente consigliato.


DICONO : "GRANDE FRATELLO? SOGNARE FA SEMPRE BENE"

Non sono mai stato fan dei Reality Show. Il semplice fatto che la "realtà" di questi show, per essere rappresentata, necessiti di macchine da presa all'interno dell' "habitat naturale" del soggetto sotto osservaazione mi fa sorgere dubbi sulla loro autenticità (quantomeno dell'accezione di reality-show), sia per quanto riguarda la realtà in sé (ho forti dubbi circa la sincera spontaneità dei soggetti) sia perché, ammesso che i protagonisti di questi show siano davvero spontanei, si trovano in situazioni non certo spontaee o quotidiane. Ergo o per "sofisticazione" o per alterazione (simile a quanto abbiamo appreso sugli effetti della mera osservazione in ambito scientifico) nulla di ciò che vediamo è davvero vero!

Purtroppo però pervengo a questa conclusione, oltre al ragionamento semplicemente logico (a mio avviso) appena espresso, anche attraverso altri due argomenti  (chiamiamoli ragionamenti razionali - esperenziali).
Per ammissione di chi per professione fa televisione, forse anche con professinalità, il successo dei reality si costruisce con la bravura degli autori a trovare il cast. Per cast ovviamente si intende i partecipanti. Ciò, semprea detta di costoro, sancisce la differenza tra un reality bello (sopprassediamo) e uno no (brutto).
Io taduco (o forse interpreto) la frase e capisco invece quanto segue: un reality non funziona senza i personaggi "giusti" e situazioni pungolanti (alias inverosimili).
Ma dalla frase precedente appena commetata si evince purtroppo ( ! ) anche il contrario: cioè che un reality funziona esclusivamente con personaggi "giusti" e situazioni pungolanti.
Quindi persone normali, consuete, quotidiane non interessano? No, non interessano, troppo reale. Quindi viene cercato altro.
Poi si dice che al pubblico piaciono i valori in cui riconoscersi e le storie vere di sentimenti. Ma secondo me in questo caso si maschera la realtà e si tende a far confondere il senso puro delle parole.
Infatti storie vere di sentimenti è molto diverso da storie di veri sentimenti!!
Così non si è detta una falsità ma si è stati almeno poco chiari.
In aggiunta: la parola "vere" riferita a storie è usata in una accezione proprio particolare: non si può negare che quanto accade nei reality... accada, ma quanto alla autenticità di tali storie e avvenimenti valgono le considerazioni fatte all'inizio. Tutto artato, ricostruito, simulato, indotto.
Come anche i personggi e le situazioni.
Indotti come i sogni, speranze, "lotte", ecc.

Sicché vediamo gente sconvolta dalla prospettiva di abbandonare (per rientrare a casa propria) la stanza del grande fratello o il tugurio
di qualche altro show.

Sentimenti indotti, finti: non nel senso che i protagonisti sicuramente li simulino, ma nel senso che il tutto crea situazioni non autentiche che purtuttavia inducono sentimenti veri (nell'accezione di pocanzi), ma non altriementi suscitabili. Quindi emozioni e sentimenti che esistono proprio solo ed esclusivamente perché esite il reality.

Il che mi fa pensare che, proprio per questo, ancora una volta, il reality non può essere reality. Eccezione è il caso in cui il protagonista sia inconsapevole (The Truman show) ma questa eventualità susciterebbe altri tipi di problemi.

Ma continuando mi occorre subito un'altra evidenza.

Si dice: "Questi spettacoli interpretano un sogno" e "Sognare fa sempre bene".
Mi stupisco di queste affermazioni!
Non tanto per l'affermzione in sé quanto per il fatto che nessuno la contesta. Tale affermazione proprio alla luce di quanto affermato sopra è la dimostrazione di come i reality non siano autentici poiché in questi programmi (e mai tale affermazione è più calzante) tutto è posticcio anche i sogni che inducono.
Nessuno sogna di davvero di essere rinchuso in una casa senza poter uscire per 3 mesi. tuttalpiù sognano il premio : soldi e/o fama.
Posticce sia le aspirazioni indotte in chi vi partecipa ma anche indotte sinceramente (senza ipocrisia e quindi più penentrati ed efficaci) da chi vi partecipa in chi assiste.
Infatti il bugiardo più efficace è quello inconsapevole di dire menzogne!
Ed io trovo poco sinceri questi sogni. Invece li trovo (credo e spero) indotti.
Una semplificazione della realtà riprodotta per essere ad uso e consumo della televisione "di massa e generalista" porta anche ad una semplificazine e banalizzazione oltre che della realtà stessa anche degli stessi stimoli e sogni delle persone.
Delle due l'una:
o in questi show è tutto finto e pertanto i reality spingono davvero ad abbassare i propri sogni e le proprie prospettive nonché le proprie aspettative programmando a tale fine le trasmissioni e formando conseguentemente anche i gusti e la visione degli spettatori, oppure davvero la gente che riesce ad andare nelle produzioni dei reality show ha soltanto nel proprio futuro l'idea per occupare solo un quarto d'ora.
Se iniziamo a delegare anche i nostri sogni, le prospettive saranno davvero esclusivamente senza scopo.

cfr: http://cs-comunicatistampa.blogspot.com/2009/04/mediaset-piersilvio-berlusconi-sul.html

lunedì 10 agosto 2009

Il Gioco dell'Angelo - Recensione



Una Barcelona gotica e misteriosa, il fascino dei libri e la storia di uno scrittore maledetto,
una scrittura godibile e dal fascino ben noto ai lettori che hanno imparato ad amarla ne L'Ombra del Vento.

Questi, in sintesi, i pregi del romanzo di Carlos Ruiz Zafon, che,
quasi come si legge sui foglietti illustrativi dei medicinali, ha una posologia ben precisa:
va letto tutto d'un fiato!

E questo risulta facile per le prime 400 pagine: la trama si si sviluppa pian piano e il pathos cresce man mano che si procede. Velocemente, invece, si impara ad amare il protagonista David, la libreria di Sempere che già aveva vividamente popolato le pagine de L'Ombra del Vento, le Ramblas e il barrio Montjuic. Si spera, con David, che i suoi sogni si avverino, si sospetta, si corre, si cambia, ci si innamora, si soffre e si indaga.

Poi, all'improvviso, la storia si arrotola su se stessa.
Non una spiegazione razionale per la piega che prendono gli eventi, non un motivo plausibile per
spiegare cio' che accade e perche' accade.. che dire? Leggete ma fermatevi a pag xxx? Non leggete? Leggete e accontentatevi del finale? Oppure riscrivete il vostro cercando di trattenere il fiato come durante la prima parte del romanzo? , nostro parere, va letto e assaporato e poi, una volta arrivati alla fine, reinventato, à la façon de Ruiz Zafon prima maniera. Buona lettura!

mercoledì 5 agosto 2009

Educazione siberiana - Recensione


Nicolai Lilin di origine sberiana nasce e cresce in Transnistria regione moldava nella quale la sua famiglia venne deportata negli anni '30,
Qui si svolge la sua infanzia e gli insegnamenti per diventare un "cirminale onesto".
Il contesto in cui si inserisce tale educazione è palesemente e vividamente diverso da quello consono e consueto a noi, o almeno a me. Tanto che leggere come l'autore è diventato un "criminale onesto" conforme alla tradizione siberiana da lui citata trasmette la medesima sensazione che i prova da ragazzi a leggere Salgari.
Tuattavia, adentrandosi nella lettura, emerge cruentemente la realtà del racconto e l'ossimoro cui sono instradati a vivere. Emerge come nonostante la razionalità di certe tradizioni o comportamenti la violenza sia accettata e ripudiata allo stesso tempo.

Faccio fatica a condividere, e ovviamente non sono tenuto a farlo, certi comportamenti e certi punti di vista, ma è sicuramente illuminante vedere come vengono vissute la legge, le tradizioni, le responsabilità, ecc. da una cultura che si discosta molto dalla mia.

L'autore che ora vive in Italia scrive direttamente in italiano sicchè nel testo ci sono molte "impurità" linguistiche di cui però non mi lamenterò grazie comunque alla freschezza del racconto, alla lealtà della narrazione e alla semplicità con cui vengono afferte a l lettore.

Un libro affascinante che mi ha permesso di vedere uno scorcio di una vita aliena a quanto considero normale, un libro che cattura e aiuta a riflettere sulle diversità e sul significato delle tradizioni.

Convintamente consigliato

martedì 7 luglio 2009

Transformer 2 - Recensione


La mia infanzia non è stata costellata di robot in crisi di identità, tuttavia il giocattolone cinematografico era un appuntamento che non volevo perdere, un po' anche per verificare le capacità recitative della protagonista femminile, un po' ver vedere se gli sceneggiatori riuscivano a costruire qualcosa di decoroso che superasse gli stereotipi propri di una puntata del cartone animato.

Anche stavolta sono un po' stato deluso.
Il film è un semplice "scappa-fugginasconditi-e salva il mondo nonostante tutte le difficoltà". Gli effetti speciali sono davvero notevoli e rendono bene le diversità tra uomini e macchine...
Ma la pochezza dei dialoghi e dei personaggi, alcuni dei quali sembrano essere davvero superflui e inutili, nonché troppe trovate senza spiegazione logica alcuna  hanno indotto a compiacermi del fatto che la mia memoria è scevra da ogni elemento proprio dei Transformer.

Unici motivi per vedere il film sono visivi, tra cui si annoverano gli effetti speciali.

Solo per puri appassionati disposti a sorvolare  sulla ( ignorare la ) trama.






domenica 17 maggio 2009

Angeli e demoni - recensione



A causa di tutte le polemiche emerse a seguito del libro e del film sul codice da vinci. Avevo deciso di non procedere alla sua visione...
Malauguratamente ho pensato che i tempi fossero maturi per la visione di questo altro lavoro di Dan Brown.

Francamente sono rimasto molto deluso sotto vari punti di vista.
In merito alla recitazione dei protagonisti, in ragione del fatto che è sostanzialmente un thriller d'azione, nulla si può dire circa la profondità degli attori nel senso che nel film non vi è spazio per una introspezione dei personaggi, di Tom Hanks come di tutti gli altri.
Il film tiene molto alta la tensione e il ritmo ma non la suspense. Spesso la trama è prevedibile e scontata, come tutti gli indizi che portano ad un sospettato.
Poi circa la credibilità della vicenda, pur accettando la sospensione dell'incredulità in merito alle sette degli Illuminati e ai testi nascosti, sembra che i protagonisti abbiano davvero il teletrasporto e riescano a spostarsi per la città eterna in un batter d'occhio. Ciò è riscontrabile sia dallo spettatore che conosce Roma sia da quello che non la conosce ma che è attento alla vicenda raccontata nel film e alle informazioni da esso fornite.
Forse il tipo di film, prodotto a mio avviso esclusivamente per esigenze di cassetta, non aveva neanche la pretesa di essere credibile ( suggerisco a seguito dello stesso testo da cui è tratto ) ma in ogni caso considero inaccettabile una dose così massiccia di superficialità da una megaproduzione di Hollywood.
Ci sono altri errori di questo tipo e secondo me anche un percorso psicologico del "cattivo" assolutamente forzato che fa scemare ogni residuo dubbio sul film.
A seguito dell'ingaggio ottenuto dal regista Ron Howard e da Tom Hanks forse dopo questo film andranno beatamente in pensione... Per evitare che due bravi artisti abbandonino l'attività troppo presto a causa di quel senso di sazietà che gli incassi di questo film possono portare loro..., evitate di andar a guardare questo film.

lunedì 11 maggio 2009

Star Trek - Recensione


Fa sempre piacere rivedere personaggi amati e storie che ti hanno coinvolto quando eri in terera età. Tuttavia capita di assistere, a causa della povertà di idee dell'industria cinematografica, a rivisitazioni e remake che non fanno altro che imbruttire quello che di buono aveva l'originale e appassire il gusto e il piacere che avevi nel fruire dell'originale stesso.

Ho inizato a vedere Star Trek per mezzo della serie "originale" con Spak (con la A) e Kirk e gli altri. Poi appena cresciuto un po' ho visto Next Generation molti episodi del quale sono ancora molto presenti e vividi nella mia memoria nonché di gran lunga preferiti a quelli classici.

Temevo che questo film fosse soltanto l'ennesimo tentativo di riproporre gadget e magliette alle nuove generazioni o a quelle più datate maggiormente coinvolte ( o invasate ).
Invece è un bel film che tiene lo spettatore incollato allo schermo.

La vicenda, che rappresenta un nuovo inizio, scorre abbastanza liscia sia per chi ha un retroterra di conoscenze trekkiane ( per cui potrà apprezzare le differenze) sia per i neofiti.
Se vogliamo escludere due elementi accettabili solo con una grossa e fiduciosa "sospensione dell'incredulità" ( cioè la causa per cui il nemico dei nostri beniamini arriva fino a loro e il permesso concesso a kirk di rimanere a bordo dell'astronave e di poter parlare nonostante sia una nave militare e lui praticamente un clandestino ) il film ritraccia caratteri ed esperienze e vicende del mondo tutto riplasmandolo e tessendolo per nuovi episodi.

Il tessuto risultante è molto piacevole e permette di concedersi un po' di speranza per eventuali  nuovi episodi ugualmente interessanti

Gli attori sono sempre credibili e molto somiglianti ai loro alter ego "cresciuti".
Piacevole anche, come sempre, l'attenzione prestata per il design al fine di dare un "gusto" definito e particolare ad ogni cultura e tempo.

Azzeccato anche il design e gli interni della nave del "cattivo": scopi diversi forma e interni diversi!
Consigliato

martedì 21 aprile 2009

Granatieri di Sardegna




Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha inviato al presidente dell'associazione nazionale Granatieri di Sardegna, generale Mario Buscemi, un messaggio in occasione del 29° raduno dell'associazione, nel quale rivolge il suo "deferente omaggio alla memoria dei caduti di questa gloriosa specialita' della fanteria ed al medagliere dell'Associazione nazionale, simbolo di valore e dedizione al dovere".


sabato 18 aprile 2009

Abisso di cristallo - Recensione



Il grande David Eddings assieme alla moglie Leigh ha inizato una nuova saga cosidetta "dei sognatori".

Purtroppo però lo smalto che contraddistingueva il nostro veterano autore evidentemente si è affievolita se non estinta. Infatti se nelle sue saghe più famose (Belgariad e Mallorean nonché Eleni e Tamuli) sebbene qualche personaggio potese sembrare stereotipato comunque riusciva manteneva una originalità nell'ambientazione e nei dialoghi che rinfrescava la lettura, qui invece si assapora un clima a mio parere già consueto quasi polveroso.

La novità forse è solo nei nomi dei personaggi poiché professioni e attitudini rimangono le medesime, anche i dialoghi sono assolutamente prevedibili e oramai il canone del "mostra" non "raccontare" della letteratura sfuma in un fasidioso ed eccessivo compiacimento. In poche parole ci si stufa spesso di vedere sogghignare personaggi a battute vecchie, stereotipate (anche in base alla nazione di appartenenza) e logore ma soprattutto non divertenti. non si capisce perché i presenti dovrebbero ridere o sogghignare.

Ulteriormente tutti i passaggi sono sempre gli stessi e lo sviluppo della trama sempre il medesimo, sempre lo stesso iter e gli stessi stupori che sanno un po' falso.

Tristmente questo autore, che per la verità mi era piaciuto ne "La Redenzione di Althalus", in peggiora sempre più. Rimane una lettura senzasoddisfazione.
L'ironia e le risate che caratterizzava i primi romanzi (e cicli) e la loro lettura è riamsta tutta in essi.

Ammetto che acquisterò il prossimo libro di questo ciclo, ma è soltanto una sorta di compulsione, alla collezione, una manifestazione di affetto e stima per un autore che non più quello che mi piacerebbe che fosse e che so che era. Ma spero in una "redenzione".

Ci sono libri migliori e più originali. Evitate.

mercoledì 1 aprile 2009

Il raccoglitore di anime - Recensione



Il raccoglitore di anime di Alan Campbell si presenta come un rilegato (almeno nella versione che ho io) con un'ottima copertina che evoca alcuni passaggi della narrazione. Anche la qualità della carta è promettente. Mi ricorda la carta del libro "La storia infinita" rilegata con le parti in diversi colori in base al protagonista.

Infatti anche in questo libro la storia si dipana su almeno tre figure principali: un uomo che vuile vendicare la figlia, un arconte imbelle e la sua istruttrice nonché appunto il raccoglitore di anime.

L'atmosfera cupa e decadente ricorda vagamente Tito di Gormenghast di Peake. Ma come è prevedibile nelle situazioni in cui all'autore interessa maggiormente colorare l'atmosfera, la vicenda nasconde una povertà di idee e una prevedibilità intristente. La cosa si nota già a partire dall'effimera bellezza dell'idea della città sospesa sull'abisso con corde e catene.

Fin da prima di metà libro si intuisce non troppo difficilmente il ruolo di tutti i protagonisti (vivi o morti che siano) nella vicenda. Sembra rispecchiare un canovaccio consunto.

Unica nota positiva è che non lo rileggerò mai più.